Il FIP: convertendo il debito in opportunità di sviluppo

Background: debito estero e Paesi in via di sviluppo

Un deficit commerciale nella bilancia dei pagamenti indica che un Paese ha bisogno di un ammontare di risorse superiori a quelle disponibili e deve perciò attrarre capitali dall’estero. Per farlo il Paese può:

-attrarre investimenti diretti esteri (IDE)

-prevedere l’emissione di debito verso Istituzioni Internazionali (FMI,WB), banche commerciali e soggetti privati

Quando un Paese non è in grado di far fronte ai prestiti ricevuti può avviare una procedura di ristrutturazione del debito, vincolata da due tipi di accordi:

-riscadenzamento: allungamento della scadenza e tassi di interesse più bassi

-riduzione: riduzione del valore nominale del debito stesso

Sin dalla fine della Prima Guerra Mondiale, i Paesi più ricchi concedono aiuti a quelli più poveri per accrescere i propri investimenti. In particolare per i Paesi in via di sviluppo l’insieme di diversi fattori incrementa una situazione macroeconomica precaria che dura dagli anni ‘70 agli anni ‘90

1982: il Messico dichiara default,ossia il fallimento per incapacità di ripagare il debito. Per non mandare in fallimento le banche che avevano concesso i prestiti l’FMI e la WB acquistano il debito e diventano i nuovi creditori a cui il paese dovrà ripagare. Vengono così avviati dei Piani di aggiustamento culturale (PAS). Essi prevedevano:

-riduzione della spesa pubblica e tagli alle spese per istruzione e sanità

-aumento dell’esportazione di materie prime e prodotti,sostituendo l’agricoltura di sussistenza con produzioni commerciabili

-aumento dei tassi di interesse

-riduzione dei dazi e delle barriere in favore del libero flusso di merci e servizi

Perché ridurre il debito?

Se un Paese ha un debito molto alto c’è incertezza sulla possibilità di ripagarlo,quindi i creditori rimandano il saldo del debito,così questo cresce a causa dei tassi di interesse. Questo processo si chiama Debt Overhang.

Nel Club di Parigi i creditori e i debitori si riuniscono per discutere di questa problematica

Verso il 2000 l’Italia,in occasione del giubileo, ha sottolineato la necessità di individuare soluzioni che permettessero di sollevare l’economia del PVS,cancellando i debiti a patto che i beneficiari ripudiassero la guerra e rispettassero i diritti umani: si crea il Fondo italo-peruviano (FIP)

Il FIP

Durante gli anni ‘80 aveva ricevuto circa 200 milioni di dollari dall’Italia, da destinare alla costruzione di ferrovie. In realtà queste somme non vennero sfruttate per questo scopo a causa della corruzione.

Nel 2001 l’Italia decise di non richiedere i 200 milioni a causa della difficoltà del Perù nel ripagarli. Con il primo accordo per la conversione del debito i due governi si impegnarono a inserire parte di quei 200 milioni in un fondo che si sarebbe occupato di utilizzarli per il finanziamento di progetti di sviluppo sul territorio peruviano. Con il secondo accordo per la conversione del debito i soldi restanti Venere attribuiti al Fondo italo peruviano. Nei tuoi 17 anni di attività infondo italo peruviano è finanziato circa 300 progetti a cui hanno partecipato in totale circa 1 milione di persone.

Il metodo

-bandi periodici

-proposte di progetto, presentabili da ONG,università e imprese italiane o peruviane

-molto importante il focus su genere e sostenibilità e l’approccio partecipativo

-valutazione delle proposte da parte di FIP e agenzie esterne

-svolgimento del progetto: rendicontazione costante al FIP

-fine del progetto: interviste ai partecipanti e raccolta delle lezioni apprese

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